Entrato in vigore lo scorso 9 settembre, il decreto del Ministero dello Sviluppo Economico n. 122/2017 introduce nuove disposizioni in materia di “servizi sostitutivi di mensa” per dipendenti e collaboratori delle aziende pubbliche e private. Dalle pagine del blog che cura su “Formiche.net”, il fondatore e Presidente di QUI! Group Gregorio Fogliani ne approfondisce potenzialità e limiti.

Nel settore dal 1989, il manager ne ha supportato la crescita spingendo sull’innovazione tecnologica: non a caso il Gruppo che guida è stato il primo in Italia a introdurre nel 2004 il buono pasto elettronico. Dalla sua analisi emerge come la nuova normativa, oltre a chiarire diversi dubbi di natura fiscale, intenda rafforzare ulteriormente il concetto di buono pasto come “servizio sostitutivo di mensa”, da utilizzare quindi solo per l’acquisto di pasti o altri generi alimentari. L’obiettivo è quindi quello di scoraggiare il pensiero diffuso che i ticket funzionino come “moneta complementare” per fare la spesa e comprare ogni tipologia di prodotto, dai dentifrici ai detersivi ad esempio.

Il decreto, osserva Gregorio Fogliani, amplia inoltre il range dei luoghi d’utilizzo: i fruitori potranno avvalersi dei buoni pasto non più solo nei bar, nei ristoranti o nei supermercati, ma anche negli agriturismi, nei mercati rionali e perfino su pescherecci e negli spacci aziendali. Cresce anche il limite di cumulo: sarà possibile usare fino a un massimo di otto ticket nella stessa giornata. Una scelta che tuttavia può rivelarsi controproducente per il singolo utilizzatore: “Chi possiede un buono pasto da 2 euro, può spendere al massimo 16 euro; mentre chi usa un buono da 7 euro può arrivare a spenderne fino a 56” denota il Presidente di QUI! Group nel suo articolo, aggiungendo che forse più che sul numero di buoni bisognerebbe ragionare in termini di importo monetario.

Ma questa non è l’unica perplessità espressa da Gregorio Fogliani: il manager sottolinea inoltre che il decreto non include misure di controllo e sanzioni mirate a scoraggiare fenomeni elusivi. Nonostante ciò la normativa resta comunque un importante “tassello verso una maggiore regolamentazione del settore, che oggi in Italia vale quasi 3 miliardi di euro l’anno e coinvolge oltre 2,5 milioni di lavoratori”.

Buoni pasto, nuove regole: l’analisi di Gregorio Fogliani, Presidente di QUI! Groupultima modifica: 2017-11-09T12:09:45+00:00da gregoriofoglian
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